PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali ed Orientamento)

Sono scaricabili materiali per consultazione: VADEMECUM PCTO pensato per le aziende o coloro che sono interessati ad una collaborazione con gli Istituti scolastici volta alla promozione di una formazione legata al lavoro e PROJECT WORK creato per approfondire con gli insegnanti i concetti relativi alle competenze ed alle capacitazioni. La pagina è stata costruita grazie alle indicazioni della Coordinatrice Progetti Nazionali Prof.ssa Carmina Laura Pinto.

 

scaricabile in pdf: Vademecum pcto

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PCTO: Linee guida dalla progettazione alla certificazione dei Percorsi per le Competenze Trasversali per l’Orientamento

L’alternanza scuola – lavoro resa obbligatoria per gli studenti delle scuole secondarie, con la legge 107/2015 in particolare negli articoli 33 e 34 (la riforma Moratti art.4 L 53/2003 aveva già  introdotto la possibilità di organizzare i corsi del secondo ciclo in alternanza scuola lavoro) rappresenta un modo per poter dare agli studenti uno sguardo a quello che è il mondo del lavoro, passando dalla teoria in classe alla pratica sul campo, svolgendo le ore di alternanza scuola lavoro, presso aziende, biblioteche, musei, strutture pubbliche o private a seconda del proprio indirizzo di studi frequentato.

Il Miur con Decreto ministeriale 774 del 4 settembre 2019 ha pubblicato le Linee guida relative ai PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali per l’Orientamento). Esse traggono origine dalle disposizioni della legge 30 dicembre 2018, n. 145, “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” (legge di Bilancio 2019), la stessa ha previsto la  ridenominazione dei percorsi di alternanza scuola lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, in “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”Di seguito riportiamo i principi ispiratori delle linee guida passando dalla progettazione alle competenze trasversali e trasferite (soft skills), ai compiti di tutor esterni ed interni fino alla valutazione e certificazione dei percorsi di PCTO:

Documenti a cui fanno riferimento le Nuove Linee Guida

  • L’istruzione e la formazione rappresentano due tematiche fondamentali su cui la Commissione europea ha prestato la sua attenzione, identificando in esse il modo per acquisire capacità e competenze e adeguarsi ai cambiamenti che la società in continua osmosi ci presenta. In New Skills Agenda for Europe 2016 (Nuova Agenda di Competenze per l’Europa) la Commissione e il Consiglio d’Europa sottolineano l’importanza di un’istruzione basata sull’acquisizione delle competenze.
  • La Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018 (2018/C189/01) definisce le otto competenze chiave come una combinazione di conoscenze, abilità e atteggiamenti, che forniscono gli strumenti per mettere in campo le proprie conoscenze e fronteggiare ogni evenienza.
  •  Il nuovo QCER2 (Quadro comune di riferimento per la conoscenza delle lingue in ambito europeo) per le lingue straniere e i nuovi descrittori (2017).
  •  Le competenze digitali con la terza versione del DigComp o “Quadro europeo della competenza digitale 2.1” (2017).
  •   L’ EntreComp o “Quadro europeo della competenza imprenditorialità̀” (2016) le competenze imprenditoriali intese come spirito di iniziativa e capacità di trasformare le idee in azione. 

Le Linee guida sono rivolte al mondo scolastico e non, a tutti coloro che interagiscono con gli studenti, ai genitori e alle strutture ospitanti coloro che frequentano i percorsi, inoltre rappresentano anche un’occasione di apprendimento e formazione. L’acquisizione delle competenze trasversali e trasferite (soft skills) da parte degli studenti, rappresenta il tema portante dei PCTO, gli studenti devono essere in grado di rispondere alle esigenze del mondo lavorativo e in questo vanno formati attuando quei processi del “saper fare”: capacità di interagire e lavorare con gli altri, capacità di risoluzione di problemi, creatività, pensiero critico, consapevolezza, resilienza. Le soft skills che determineranno gli studenti, gli daranno la possibilità di inserirsi nei diversi contesti e interagire con i diversi registri da quelli informali, formali e non formali.

L’Orientamento dei Percorsi

  Nel documento ministeriale pubblicato nel febbraio 2014 , Linee guida nazionali per l’orientamento permanente nel sistema di istruzionel’orientamento viene considerato un modo per sfuggire alla dispersione scolastica e all’insuccesso formativo degli studenti. Si favorisce una formazione legata a percorsi esperienziali centrati sull’apprendimento autonomo, determinante la funzione della scuola che ha il compito di formare i docenti sull’orientamento e creare figure con compiti organizzativi e di coordinamento al fine di favorire il successo formativo degli studenti che si porranno in una condizione di essere in grado di seguire un percorso che si identifichi con i loro interessi, abilità e competenze.

Funzioni PCTO e Competenze trasversali

Le scuole organizzano i PCTO allo scopo di sviluppare le competenze trasversali le quali attraverso processi di pensiero, di cognizione e di comportamento, danno la possibilità agli studenti di fornire gli strumenti per dare libero sfogo alle loro capacità e renderle esecutive in un contesto lavorativo e non solo. Saranno privilegiati, nell’ambito del processo formativo, colloqui sia individuali che di gruppo, simulazioni, project work e role-playing. sulla base di appositi strumenti quali griglie e rubriche, curate dal consiglio di classe. Tali strumenti consentiranno la raccolta di elementi utili per la predisposizione del Curriculum dello studente, nel quale vengono anche riportate le attività realizzate da ogni singolo studente. Delle otto competenze tratte dalla Raccomandazione europea del 22 maggio 2018, se ne sono individuate quattro che esemplificano in toto il processo di apprendimento:

La competenza personale, sociale e la capacità di imparare a imparare consiste nella capacità di riflettere su sé stessi, di gestire efficacemente il tempo e le informazioni, di lavorare con gli altri in maniera costruttiva, di mantenersi resilienti e di gestire il proprio apprendimento e la propria carriera.

La competenza in materia di cittadinanza si riferisce alla capacità di agire da cittadini responsabili e di partecipare pienamente alla vita civica e sociale, in base alla comprensione delle strutture dei concetti sociali, economici, giuridici e politici oltre che dell’evoluzione a livello globale e della sostenibilità.

La competenza imprenditoriale si riferisce alla capacità di agire sulla base di idee e opportunità e di trasformarle in valori per gli altri. Si fonda sulla creatività, sul pensiero critico e sulla risoluzione di problemi, sull’iniziativa e sulla perseveranza, nonché sulla capacità di lavorare in modalità collaborativa al fine di programmare e gestire progetti che hanno un valore culturale, sociale o finanziario.

La competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali implica la comprensione e Il rispetto di come le idee e i significati vengono espressi creativamente e comunicati in diverse culture.

La Progettazione dei PCTO

Bisogna tener conto di tre aspetti importanti:

  • il contesto territoriale in cui si colloca l’Istituto
  • le scelte e le priorità della scuola esposte nel PTOF
  • diversa natura e tipologia degli indirizzi di studio (licei, istituti tecnici e istituti professionali) data anche la varietà del monte ore minimo e la possibilità di attuare i percorsi con modalità differenti ed integrate.

 La progettazione dei PCTO, deve quindi essere inserita nel PTOF, fondarsi sul Patto educativo di corresponsabilità, ed essere coerente con l’orientamento della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti (decreto 195 del 3 novembre 2017)  Carta-dei-diritti-e-dei-doveri.pdf (10 download)

Gli elementi che non sono variati rispetto a quelli presenti nella normativa precedente riguardano:

  • Natura delle strutture ospitanti (enti, associazioni, imprese.) anche se non è più vincolante svolgere le attività al di fuori della scuola
  • Requisiti delle strutture ospitanti che devono possedere capacità strutturali, tecnologiche e organizzative
  • Riferimento alla legge 81 sulla sicurezza e alla rilevazione per la valutazione dei rischi
  • Formazione sulla sicurezza degli studenti, con la possibilità di svolgerla direttamente sulla piattaforma
  • Funzioni del tutor scolastico e del tutor aziendale
  • Ruolo della convenzione e del patto formativo
  • Responsabilità dell’istituzione scolastica dei percorsi
  • Importanza della coprogettazione da parte della scuola e della struttura ospitante
  • Ruolo dei PCTO in riferimento al raggiungimento del monte ore della frequenza scolastica
  • Ruolo dei PCTO nell’EDS (cfr. decreto 62/2017, Ordinanza Ministeriale 205/2019, decreto ministeriale 37/2019
  • Modalità di realizzazione dei percorsi (singolarmente o a gruppi, in Italia o all’estero, in periodi scolastici o di sospensione delle attività)
  • Valutazione
  • Ruolo della certificazione delle competenze per lo studente e per la scuola
  • Risorse finanziarie rimodulate sul nuovo monte ore (Legge di bilancio 2019), con la loro erogazione al 8/12 e al 4/12 dell’anno successivo
  • spese ammissibili

Tra le novità previste dai nuovi percorsi:

  organizzarli preferibilmente nel periodo dello svolgimento delle lezioni anche se rimane possibile lo svolgimento in periodi di sospensione delle attività̀ didattiche, qualora particolari esigenze lo richiedano (per es. quando le strutture ospitanti hanno un’attività stagionale);

  • l’accordo esplicito da stipulare con la struttura ospitante che deve:
    definire insieme all’istituzione scolastica i traguardi formativi;
  • assicurare il supporto formativo ed orientativo allo studente;
  • prevedere un controllo congiunto del percorso, secondo modalità̀ condivise di rilevazione e valutazione dei livelli di competenza raggiunti.

La legge 145/2018 ha ridotto il monte ore per i PCTO ma in piena autonomia le scuole possono decidere per un periodo superiore.

  La durata minima dei corsi da svolgersi negli ultimi tre anni di ciclo scolastico sarà così ridistribuita:

  • 210 ore nel triennio terminale del percorso di studi degli istituti professionali;
  • 150 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi degli istituti tecnici;
  • 90 ore nel secondo biennio e nel quinto anno dei licei.

È prevista inoltre la rimodulazione delle risorse finanziarie assegnate a ciascuna istituzione scolastica, in misura proporzionale alla revisione delle ore minime dei percorsi.

La funzione del Tutor: rimane nei PCTO una presenza indispensabile per la riuscita soddisfacente dei percorsi. Ci sarà un Tutor interno, scelto dall’istituzione scolastica, in possesso dei titoli specifici e un Tutor formativo esterno, nel caso gli studenti dovessero svolgere il loro percorso in strutture ospitanti. Il lavoro dei tutor si svolgerà in perfetta sintonia e interazione, i due si confronteranno e guideranno lo studente durante il suo percorso.

Compiti del Tutor interno:  

  • elabora il percorso formativo personalizzato insieme al Tutor esterno;
  • assiste e guida lo studente nel suo percorso e ne verifica il giusto svolgimento;
  • gestisce le relazioni con il contesto nel quale avviene il processo di apprendimento;
  • monitora le attività e affronta le eventuali criticità;
  • osserva, comunica e valorizza obiettivi e competenze acquisite;
  • promuove l’attività di valutazione dello studente sul percorso realizzato
  • si relaziona con gli organi collegiali e con il dirigente scolastico.

 Compiti del Tutor esterno:

  • collabora con il tutor interno alla progettazione, organizzazione e osservazione dell’esperienza dei percorsi;
  • favorisce l’inserimento dello studente nel contesto operativo e lo assiste nel percorso;
  • pianifica ed organizza le attività coordinandosi con le altre figure professionali presenti;
  • coinvolge lo studente nella esperienza valutativa;
  • fornisce all’istituzione scolastica gli elementi per monitorare le attività dello studente e l’efficacia del processo formativo.

La valutazione e la certificazione delle competenze

Nei PCTO risultano rilevanti la valutazione al termine del percorso e la certificazione delle competenze.

La valutazione spetta al Consiglio di classe che prende in considerazione:

  • le osservazioni del tutor esterno e di quello esterno se è previsto, sulla base dei criteri stabiliti in fase di progettazione;
  • il processo che può essere valutato con rubriche, schede di osservazione, diari di bordo, portfolio digitale,
  • i risultati che possono essere valutati con compiti di realtà̀, prove esperte e project-work 
  • accertamento delle competenze attese, in ingresso e quelle acquisite in uscita alla fine del percorso.

 Che cos’è il project work

Il significato del termine anglosassone project work è ‘lavoro di progetto’. Per iniziare a familiarizzare con il concetto riportiamo di seguito la definizione presente sul sito Wikipedia: “Il project work rappresenta una sperimentazione attiva dei contenuti appresi durante un percorso didattico formativo. Questo strumento progettuale si collega alla metodologia ‘learning by doing’, che sottolinea come, in seguito ad un periodo di apprendimento si riesca a realizzare un progetto relativo a obiettivi prefissati e a contesti reali. Il punto di partenza del project work è dato dalle motivazioni a cui il progetto è chiamato a rispondere; mentre il punto di arrivo è l’obiettivo generale che concretizza l’idea e la soddisfa.”

Si tratta in altre parole di una metodologia didattica ispirata al principio dell’imparare attraverso il fare, identificato più frequentemente con l’espressione inglese ‘learning by doing’. Lo strumento formativo impostato sul concetto di ‘imparare facendo’ consiste nella richiesta della realizzazione concreta di un progetto, attraverso la quale i partecipanti familiarizzano con le problematiche operative e organizzative presenti nell’ambito di un contesto lavorativo o formativo.

L’attività può essere individuale o di gruppoNei casi in cui è prevista la partecipazione di più persone il project work viene realizzato attraverso la cooperazione, finalizzata al raggiungimento di un obiettivo comune. I risultati forniscono lo spunto ideale per trasformare analisi e discussioni in un momento didattico-applicativo. In conclusione, potremmo identificare il project work nello strumento che consente di avvicinare e applicare conoscenze e nozioni teoriche alla realtà.

Contesti di applicazione

In quanto strumento formativo il project work può essere utilizzato in svariati contesti; la sua versatilità lo rende perfetto sia in ambito scolastico che extra-scolastico, sia nel settore pubblico che in quello privato. Trattandosi di un’attività che richiede un discreto livello di preparazione da parte dei partecipanti, l’applicazione in ambito scolastico fa riferimento principalmente al contesto accademico (universitario), dove viene utilizzato per sperimentare attivamente i concetti appresi, e per verificare il livello di know how.

Il project work rientra tra le attività laboratoriali di corsi di laurea, corsi di perfezionamento e aggiornamento professionale e master, come occasione per verificare e testare le capacità e le competenze, sia per quanto riguarda gli aspetti organizzativi e operativi che quelli decisionali e di analisi. Per quanto riguarda l’applicazione extra-scolastica, lo strumento viene spesso utilizzato per la formazione dei dipendenti statali, sia in ambito sanitario che comunale. Risulta sempre più frequente l’utilizzo anche in ambito privato, all’interno delle aziende.

Preparare un project work: le fasi di elaborazione

L’elaborazione di un project work prevede 5 fasi fondamentali: ideazione, pianificazione, realizzazione, monitoraggio e valutazione.

Analizziamole nel dettaglio

1 – Ideazione

Il primo step per la realizzazione di un project work riguarda l’identificazione della motivazione, o detto in altre parole la ragione del progetto.

I dettagli riguardanti il target di riferimento, l’argomento (topic), le attività, le risorse da utilizzare, gli obiettivi e i tempi di realizzazione vengono poi definiti all’interno di un documento, contenente il complesso di informazioni definito ‘macroprogettazione.

2 – Pianificazione

Dopo aver stabilito per grandi linee i dettagli del project work si passa ad una progettazione più dettagliata, nell’ambito della quale vengono identificati e definiti i seguenti elementi:

  • Il titolo del progetto
  • Le fasi di realizzazione
  • Le metodologie e le strategie operative (tempistiche, risorse umane e strutturali, strumenti e obiettivi)
  • I costi (preventivo)
  • Competenze necessarie per il raggiungimento degli obiettivi

Ogni singolo elemento deve essere condiviso e approvato da tutti i partecipanti al progetto.

3 – Realizzazione

La fase operativa è quella che prevede la realizzazione del progetto, ovvero la trasformazione della teoria in pratica.

L’attività si concretizza nell’esecuzione materiale di tutti i passaggi inseriti nella ‘micropianificazione’.

4 – Monitoraggio

Durante lo svolgimento del project work è fondamentale monitorare l’andamento del lavoro rispetto agli obiettivi prefissati.

L’attività è fondamentale per mettere in evidenza i punti che non si allineano al piano originale e per intervenire laddove necessario con le adeguate azioni correttive.

Rientra nel monitoraggio anche il controllo dei costi in riferimento al budget prestabilito.

5 – Valutazione

La fase conclusiva riguarda l’analisi del prodotto, finalizzata a verificare il raggiungimento degli obiettivi e ad individuare eventuali migliorie.

Ora sai esattamente come realizzare un project work; non ti resta che iniziare ad impostare il lavoro sulla base dei nostri suggerimenti.

Materiali su Project Work 

5.-Sviluppo-Project-Work.pdf (20 download)  

5.-Sviluppo-Project-Work.pdf (20 download)   

Bando per la concessione di Voucher alle imprese.pdf (13 download) Mappatura e analisi delle buone pratiche di alternanza scuola lavoro (8 download)

 

Set indicatori per la valutazione di Project Work:

 

CRITERI DESCRIZIONE COMMENTI AZIENDA
1 Coerenza fra progettazione (ex ante) e realizzazione (ex post) Come il progetto è stato realizzato rispetto a quanto è stato progettato ovvero quale livello di coerenza si è riusciti a garantire durante la fase di realizzazione.
2 Evidenza di co-progettazione Come l’ente ospitante (azienda…) è stata coinvolta nella progettazione ovvero quali/quanti attività/incontri sono stati svolti per condividere il progetto fra scuola e ente ospitante per identificazione compiti e responsabilità di ciascuno, definizione dei ruoli ente ospitante-scuola, strumenti di monitoraggio e valutazione.
3 Modalità di gestione del percorso di Alternanza Scuola-Lavoro Come l’ente ospitante ha gestito il percorso di Alternanza mediante l’interlocuzione con la scuola, il tutor formativo, il monitoraggio e valutazione degli studenti
4 Monte ore presso complessivo  Qual è stato il monte ore complessivo del progetto
5 Distribuzione del monte ore  Come è stato distribuito il monte ore complessivo sulle varie attività previste dal progetto
6 Congruità del monte ore rispetto agli obiettivi/attività previste  Come è stato impiegato il monte ore a disposizione rispetto agli obiettivi e alle attività previste dal progetto ovvero è stata fatta una valutazione di congruità della durata del progetto rispetto agli obiettivi di apprendimento attesi.
7 Impiego di nuove tecnologie e networking  Come sono state impiegate dagli studenti le nuove tecnologie e il networking nei percorsi di Alternanza
8 Apprendimenti 

in termini di competenze

Come sono state tenute sotto osservazione le prestazioni degli studenti in relazione alle competenze attese e come sono state valutate.
9 Realizzazione del monitoraggio e della valutazione Come si è realizzato il monitoraggio delle attività del progetto e la valutazione degli apprendimenti
10 Impatto sull’organizzazione dell’Ente ospitante Come è stato gestito l’impatto sull’organizzazione dell’ente ospitante ovvero quale effetto ha prodotto la presenza di un determinato numero di studenti nel processo lavorativo dell’organizzazione ospitante
11 Difficoltà, ostacoli e criticità incontrate Come sono state affrontati gli ostacoli che si sono incontrati durante la realizzazione del progetto
12 Vantaggi per l’organizzazione Come si sono valorizzati i vantaggi derivato all’organizzazione dalla realizzazione del progetto
13 Efficienza del progetto Come sono state gestite le risorse economiche a disposizione (finanziarie, umane e organizzative).
14 Sostenibilità del progetto nel tempo Come è stata garantita la continuità nel tempo del progetto indipendentemente dal finanziamento ricevuto.
15 Replicabilità progetto Come ci si è organizzati per rendere replicabile il progetto in altri contesti dell’organizzazione ospitante o per altri studenti della scuola 

Valutare e certificare nel 2° ciclo (Le risposte ad alcune tra le più frequenti domande

Competenze chiave europee e di cittadinanza, valutazione e RAV, prove INVALSI, Esame di Stato… Le domande che sorgono in merito a questi argomenti sono moltissime. Proviamo a dare alcune risposte!   di Tommaso Montefusco

Come districarsi tra le difficoltà del secondo ciclo: competenze chiave europee (Raccomandazione UE 18/12/2006) o competenze di cittadinanza del D.M. 139/2007, a firma On. Fioroni?

Certificare per assi culturali o valutare le competenze chiave europee come richiesto dal RAV?

Cosa fare nel triennio dove non è prevista alcuna forma di certificazione?

E l’obbligo di partecipare alle prove INVALSI in 5^ classe cosa comporta ai fini della progettazione didattica?

Che senso ha invitare, come fa il MIUR, le Commissioni dell’Esame di Stato a redigere un Europass per ogni alunno?

Al termine dei percorsi di ASL occorrerà certificare sia le competenze disciplinari sia le competenze chiave?

È evidente che il secondo ciclo è un cantiere a cielo aperto, mentre, al contrario, il primo ciclo ha raggiunto un suo assestamento normativo, in tema di valutazione e certificazione delle competenze chiave europee, dopo una sperimentazione triennale.

Occorre, secondo me:

  1. partire da una ricognizione dell’esistente;
  2. individuare i nodi problematici;
  3. definire i percorsi di innovazione didattica che si intendono perseguire;
  4. sperimentare forme unitarie di valutazione e certificazione delle competenze, che prefigurino un possibile futuro per il 2° ciclo.

Le Linee Guida su cui si basano i percorsi di apprendimento degli Istituti Tecnici e Professionali (per i Tecnici la Direttiva 57 del 15/7/2010 e la Direttiva 4 del 16/1/2012, per i Professionali la Direttiva 65/2010 e la Direttiva 5 del 16/1/2012) differiscono nell’ impostazione di base, rispetto alle Linee Guida dei 6 licei, per una più marcata ed esplicita accentuazione relativa a percorsi centrati sulle competenze chiave.
L’unica certificazione vigente nel 2° ciclo risulta quella per assi culturali, che risente, ovviamente, della curvatura disciplinare.
Tutto ciò postula la progettazione di percorsi di apprendimento differenziati. Per i Tecnici e per i Professionali possiamo tranquillamente fare riferimento alle UDA, con il loro corredo di rubriche e compiti autentici, che consentono di valutare le conoscenze, le abilità e le competenze chiave di cittadinanza, con una utile ricaduta ai fini dell’aggiornamento del RAV, che le richiede esplicitamente.
Nei Licei si tratta di certificare le competenze di natura disciplinare, ma centrate sui cosiddetti assi culturali. Tuttavia la certificazione per assi culturali richiede anche una progettazione per assi culturali e prove di verifica centrate sui medesimi assi culturali. La Progettazione per assi culturali presuppone un elevato coordinamento ed una elevata progettualità collegiale dei CDC, in quanto occorre realizzare percorsi di natura interdisciplinare e transdisciplinare. Fatta eccezione per l’asse matematico che viaggia da solo, ma che dovrebbe anche relazionarsi, secondo me, all’asse scientifico-tecnologico.
Inoltre, anche la certificazione di fine obbligo, la cui redazione non è nella disponibilità dei singoli docenti, ma è compito del CDC nella sua collegialità, richiede delle prove di verifica (prove esperte) concertate tra tutti i docenti che fanno capo ad ogni asse, per valutare il livello di conseguimento di ogni indicatore previsto dalla certificazione (base-intermedio-avanzato e anche “non raggiunto” come suggerisce la Certificazione medesima).
In ogni caso non si tratta di una Certificazione delle competenze chiave, come spiegano a proposito le LL.GG. per i Licei (D.M. 211/2010 pag. 9).
Mi chiedo in quante scuole ciò avvenga. È evidente che occorre un allineamento delle procedure di valutazione e di certificazione, magari attraverso un periodo di sperimentazione, come accaduto per le scuole del 1° ciclo.

Indizi riferiti a tale allineamento da parte del MIUR, anche se marcato dai tempi ministeriali, possono essere rintracciati nelle seguenti indicazioni:

  • Aver individuato per tutte le scuole italiane 4 competenze chiave europee da valutare ai fini dell’aggiornamento del RAV (LL. GG. all’autovalutazione del marzo 2017): imparare ad apprendere, competenze digitali, competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa e intraprendenza (Franca Da Re).
  • Aver introdotto le prove INVALSI obbligatorie in quinta classe, “obbligando” per così dire a rivedere le programmazioni didattiche orientandole a tale finalità (compiti autentici, simulazioni di problemi reali, valutazione di conoscenze ma anche di competenze, etc. etc.).
  • Aver suggerito alle Commissioni dell’Esame di Stato di redigere l’Europass per ogni alunno diplomato.
  • Aver esteso i percorsi di PCTO, dai professionali (la terza area) a tutte le scuole del 2° ciclo, orientando le scuole a valutare i saperi ma anche il saper fare in situazione, ovvero i saperi agiti. Inoltre i percorsi di ASL prevedono una certificazione finale delle competenze sia disciplinari ma anche “applicate”, viste cioè in situazione, ovvero competenze chiave di cittadinanza.
  • D’altra parte, come testimonia il Rapporto Excelsior 2010, le aziende, gli uffici, gli apparati amministrativi, chiedono ai giovani da assumere innanzitutto il possesso di competenze di cittadinanza: capacità di lavorare in gruppo, problem solving, padroneggiamento della madrelingua, capacità di lavorare in autonomia.

La linea di tendenza a me appare chiara.

Cosa fare allora?
Personalmente suggerisco un fai-da-te intelligente e premonitore:

  • una progettazione didattica che preveda certamente le conoscenze e le abilità suggerite dalle varie LL. GG. come base necessaria e ineludibile di ogni apprendimento e necessariamente da valutare con i criteri e gli strumenti che i Collegi decideranno di adottare; è un compito di importanza fondamentale, in quanto sugli esiti degli apprendimenti si decide la carriera dell’alunno;
  • utilizzazione dello “strumento” UDA con corredo di compiti autentici, rubriche e mix di competenze disciplinari e competenze chiave europee, da sperimentare, se non altro ai fini della ASL e delle prove INVALSI ed estensione delle pratiche di didattica laboratoriale;
  • una sperimentazione di modelli di certificazione a fine biennio e a fine triennio centrati sulle competenze chiave europee, iniziando a realizzare forme di certificazione dell’ ASL.

Links utili:

SITO MINISTERO    REGISTRO IMPRESE   ANPAL